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Spunti di riflessione

  • Tecnica o “Cuore”?

    Ma è vero che studiare limita la capacità di trasmettere emozioni?
  • Insegnanti da evitare

    Identikit dell' insegnante che finge di insegnare
  • Cantare è semplice

    Imparare a cantare non è complicato, caso mai è impegnativo
  • Lezioni e risultati

    Non le “solite” lezioni, ma un'esperienza totalmente differente…
  • Lezioni su Skype

    Quando utilizzare i mezzi di video conferenza per evitare spostamenti impegnativi
  • Scuole di canto

    quando preferire un insegnante privato
  • Come cantare meglio?

    riuscire a cantare meglio non è difficile e non ci vuole neanche tanto tempo: è tutta questione di trovare qualcuno che ti indirizzi verso l'idea giusta

Tecnica contro interpretazione
C'è ancora posto per il “cuore” e l'emozione nel Canto?

Si tratta, in fondo, di una polemica annosa e mai risolta: è meglio aver studiato canto e possedere una buona tecnica ma correndo il rischio concreto di diventare un freddo interprete, oppure meglio preservare la naturale spontaneità evitando di studiare e coltivando una sorta di “beata ignoranza” in campo tecnico?
Oppure, riprendendo un vecchio articolo pubblicato nel luglio 2008 da Luca Pitteri nel proprio blog, ormai purtroppo non più online: meglio la tecnica o il cuore? Giorgia o Pausini?
Ma davvero la tecnica imbavaglia l'immediatezza, l'istinto e la naturalezza interpretativa?

Guardiamo questo video, in cui Ornella Vanoni racconta la propria opinione in merito a questo tema; riteniamo che il suo pensiero rispecchi quello di tantissimi nostri connazionali, siano essi collegati attivamente al mondo della musica oppure semplici fruitori:

Video: Ornella Vanoni

(spezzone tratto da un intervento reso nel corso del convegno “La Voce Artistica” tenutosi a Ravenna)
…quando io vedo questi ragazzi che arrivano già preparatissimi, che cantano già bene, anzi, troppo bene… ed è sbagliato. Perchè quando si è giovani non si deve cantare «troppo» bene, se no non impari più! Vuol dire che hai imparato, e magari hai imparato sbagliato, copiando da un'altro.
Per esempio, apprezzo moltissimo chi, come questa ragazza che ha cantato prima, ha la capacità di poter rendere in maniera ineccepibile l'emissione vocale, …ma l'emozione? …e l'interpretazione?
Ciò che succede è che, per cantare «troppo bene», ci si dimentica dell'interpretazione.
La canzone invece È emozione. E se la canzone non riesce ad esprimere un'emozione ma è solo un gorgheggio, io ritengo che sia sbagliato. Questo è quello che penso, è la mia opinione a riguardo.
Per quanto riguarda poi la capacita di imparare a cantare, mi è venuta da sola, me la sono fatta sulla mia pelle…

Altro video in parte correlato al precedente è questo di Marco “Morgan” Castoldi (ex Bluvertigo), tratto dalla edizione 2009 di X-Factor. Qui si parla invece del problema della troppa sicurezza:

Video: Morgan

(il suo giudizio su una performance canora, tratto dalla seconda edizione della trasmissione X-Factor)

MORGAN: Ho trovato un pò troppa sicurezza in te devo dire. Molta, molta, cioè mestierante, si può dire.
GIULIA: Sto tremando come una foglia! Te lo assicuro.
MORGAN: Eh lo so, però allora sei brava a far vedere che sei molto sicura di quello che fai. Faccelo vedere un pò di più che muori (dalla paura)!

***fine del giudizio… non ha avuto altro da dire in merito alla performance canora della concorrente


Tre sono le riflessioni che possiamo fare in merito a questi video…

1) “Ehi, bravo sì, ma… attento a non esagerare!”

La prima riflessione incomincia con una domanda: quanto bravi si può diventare allora prima di correre il rischio di esserlo «troppo»? Qual'è il livello limite?
Probabilmente la soglia è relativa, determinata da dove e come sono gli altri che ci circondano: bisogna stare attenti a non distaccarsi troppo dalle caratteristiche della media, emergere dal gregge sì ma mai più di tanto, non mettere troppo in mostra le proprie qualità e la propria sicurezza… per non correre altrimenti il rischio di suscitare negli altri reazioni del tipo “Ma chi crede di essere?”.
Ma viene da chiedersi anche, una simile reazione da cosa può essere alimentata se non dall'invidia?

2) La «troppa» sicurezza (e la mancanza di umiltà)

Cosa c'è di sbagliato a ostentare sicurezza e padronanza su un palcoscenico? Chi è più credibile, un artista consapevole e sicuro di sè, o un artista impacciato ed insicuro?
Quanti pagherebbero un biglietto per andare in teatro o allo stadio a vedere il concerto di un artista timoroso e poco sicuro di sè? E quanti di loro tornerebbero a vedere un secondo concerto con lo stesso artista?
Da notare infine che che sicurezza non significa necessariamente mancanza di umiltà; si può essere umili ed allo stesso tempo sicuri e pienamente consapevoli delle proprie capacità artistiche, tecniche ed espressive.
Quando allora un artista non è umile? Secondo noi, quando egli utilizza l'arte per prendere piuttosto che per dare: prendere consensi allo scopo di soddisfare soprattutto il proprio ego, confermando a sè stesso ed al pubblico la propria bravura, piuttosto che aprire il proprio animo agli altri regalando i propri sentimenti e le proprie emozioni.

3) Il grande malinteso “tecnica-cuore”

Preparazione tecnica ed espressività non sono in conflitto, anzi si integrano l'una con l'altra Tecnica o cuore? Meglio la preparazione tecnica o l'espressività?
In realtà tecnica ed interpretazione non sono in conflitto, anzi si integrano l'una con l'altra!
Deve esserci un malinteso. Davvero la tecnica sarebbe in contrapposizione all'interpretazione ed alla capacità di trasmettere emozioni e sentimento mediante l'arte?
Secondo noi, la risposta è: dipende. A volte sì, a volte no.

Dipende innanzitutto dalla persona, dal carattere, e dal messaggio che intimamente si intende trasmettere attraverso il canto: «Io sono bravo», o piuttosto «Ecco, questo sono io»?
E' una questione di priorità, qualcuno sceglie di utilizzare l'arte per alimentare il proprio ego, qualcun'altro invece preferisce usarla per aprirsi agli altri e trasmettere emozioni.

Dipende anche da come la si studia, la tecnica. Dipende da quale scopo venga riposto su di essa durante lo studio, è una questione di approccio.
Qualcuno potrebbe studiarla considerandola come una cosa fine a se stessa: studiare la tecnica con lo scopo di raggiungere, o avvicinarsi, alla perfezione tecnica.
Qualcun'altro potrebbe studiarla considerandola invece uno strumento in grado di abbattere i limiti e allargare gli orizzonti espressivi, concentrandosi quindi, nel corso degli studi, anche sulla applicazione pratica della tecnica mettendola al servizio della interpretazione.
Il primo dei due, su cosa sarà portato a concentrarsi in futuro cantando durante una esibizione? Ma di sicuro sulla tecnica, le “figure” e le posizioni da fare assumere alle varie “parti” del suo strumento allo scopo di ottenere una sonorità che sia la più perfetta possibile: in fondo, questo è sempre stato il suo approccio nel corso dello studio, e non c'è motivo per cui ora faccia altrimenti.
Il secondo invece, essendosi “allenato” a curare l'interpretazione in parallelo allo studio della tecnica, proseguirà naturalmente allo stesso modo anche durante l'esibizione, utilizzando la tecnica come strumento per trasmettere messaggio, sentimento ed emozione.
Banalizzando un pò, potremmo provare a riassumere questo concetto così: “Si canta come si ha studiato”, l'approccio e le abitudini acquistate durante lo studio ci accompagneranno poi durante la performance.

Dipende un pò anche dall'insegnante e dal metodo di canto. Alcuni insegnanti o metodi, per il fatto di essere maggiormante incentrati sul tecnicismo o sulla meccanica dell'apparato fonatorio, possono favorire un approccio orientato alla “tecnica per la tecnica” più che altri; qui non si intende comunque demonizzare o “dare i voti” a questo o quello, poichè in fondo il risultato dipende anche dalle caratteristiche personali dello studente, e dalle inclinazioni e dall'approccio verso il quale ognuno di noi è naturalmente orientato.

Conclusione

Se studi la tecnica come cosa fine a se stessa, potrai diventare un cantante poco espressivo, incline ad essere troppo concentrato sulla fisicità della tecnica durante la performance (è forse questo il cantante «troppo bravo» che canta «troppo bene» a cui si riferiva Ornella Vanoni?).

Se invece studi la tecnica imparando nel contempo ad applicarla ai casi pratici, integrandola da subito nel processo artistico come elemento espressivo e mettendola al servizio della interpretazione, potrai diventare un cantante che non soltanto sia in grado di esprimere emozioni attraverso la musica, ma anche tecnicamente ben preparato: in altre parole, un cantante completo.

Infine, se ti lasci cadere nella trappola “o tecnica o cuore” preferendo di non approfondire lo studio nel timore che l'apprendimento della tecnica possa nuocere alla tua espressività e alla tua capacità di interpretare le canzoni trasmettendo emozioni, rischi seriamente di restare un cantante limitato, potenzialmente monotono e con un ridotto bagaglio espressivo, o peggio, un cantante con vari difetti di impostazione condannato a fronteggiare anno dopo anno sempre le stesse difficoltà senza mai riuscire a risolverle.
In fondo, come in tutte le cose della vita, è una questione di scelta. E tu, cosa preferisci fare?

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